Un incubo

di Simona Esposito.

Un incubo.
Lavorare per anni, magari accanto al deserto dove il caldo uccide, per racimolare i soldi per il passaggio. Attraversare il deserto a piedi. Documenti requisiti. Minacce alla famiglia. Rituali magici. Che per noi bianchi sono risibili ma in Africa creano terrore puro. Il mare. Mai visto il mare. Tanta acqua tutta insieme. Dove si impara a nuotare in Africa? Fa paura. Spintonati su una bagnarola che scricchiola. Affonda pericolosamente. Fa paura. I primi saranno gli ultimi. Calpestati nella stiva. Il buio. Fa paura. Spalla a spalla. Non si respira. Puzza di carburante. Caldo da soffocare. Chi è vicino ai motori soffoca davvero. Il mare puzza di sale e marcio, una puzza mai sentita. Fa paura. E le onde. La bagnarola rolla, beccheggia e basculla. Ti sbatte l’uno addosso all’altro. E non si sa dove si va. Dove ti giri c’è buio. Fa paura. Ci saranno i coccodrilli in mare? Gente che si lamenta. Gente che singhiozza. Respiri affannosi. Bambini che piangono. Un tonfo in acqua. Cos’è stato? Chi ha un cellulare cerca le coordinate. Siamo a 30 miglia dalla costa e la bagnarola scricchiola. Fa paura. Sete. E freddo. Sete da diventare pazzi. E freddo. Freddo. Fa paura.
Poi arrivano i bianchi. Ti tirano su con le mani coperte dai guanti di gomma. Sono infilati nelle tute. Hanno le mascherine sul volto. Ti spingono dandoti ordini in una lingua che non comprendi. E se non comprendi, ripetono. E alzano la voce. Come se incazzarsi li rendesse comprensibili. Fanno paura. Ti frugano, ti fanno domande che non capisci, ti appoggiano uno stetoscopio freddo sul petto, ti prendono la pressione, ti puntano una luce nelle pupille, ti avvolgono in una coperta di plastica dorata. Sono preoccupati ma cercano di sorridere. Fanno iniezioni, mettono flebo. Sono efficienti e ben organizzati. Spingono. Ma non picchiano come quando ti spingono per caricarti a bordo.
E a questo punto mi sveglio.
Vado a farmi un caffè e prendo un libro.
Non voglio riaddormentarmi.
E sognare che sulla bagnarola ci sono io.

Simona Esposito

3 Comments on "Un incubo"

  1. Perchè fuggono da cosa fuggono perchè ancora bombe in libia come in siria perchè noi non abbiamo ancora attentati perchè Isis non attacca israele come fanno ad avere 5000 euro per la traversata se vivono nei loro paesi con 70/100 dollari al mese. Ti sei mai chiesta questo? Sai di quale nazionalità sono quei disperati dei barconi? Solo dal colore della pelle non sono siriani, afgani, iracheni, libici, egiziani in questi paesi c’è la guerra, forse sudanesi, eritrei, etiopi, somali può essere e comunque tutti vanno prima salvati dalla morte e solo chi ne ha diritto accolti ma la migrazione e talmente vasta che non si riesce a controllarli. Ci sarà un’altro motivo che a noi ci sfugge? Io che alla mia età dormo di meno e sogno poco il mio pensiero va al 1.300.000 di anime cristiane del popolo Armeno che furono trucidati per mancanza di aiuti durante la loro migrazione in vari stati arabi causa la cacciata dalla Turchia. Ma io non sono e non mi sento razzista però bisogna sempre vedere cosa c’è nel retro della medaglia.

  2. Simona Esposito | 10 agosto 2016 at 18:30 | Rispondi

    Gentile Signore,
    Io sono un’attrice e ho cercato di immaginare una situazione, entrare in un personaggio.
    Ma prima ancora sono una laureata in scienze politiche che non ha mai smesso di studiare e che è attiva da 20 anni nel dialogo tra culture e religioni per cui tutte le domande che lei si fa me le sono già fatte 20 anni fa e ho trovato anche molte risposte – ovviamente al di fuori dell’informazione “addomesticata” di cui fruiamo.
    Infine sono una cristiana e prima salvo una vita e poi mi faccio domande.
    Cordialmente

Leave a comment

Your email address will not be published.


*


Verifica che non sei un robot cattivo! *